Tag Archives: pensiericontro

Before you know I will be waiting all awake

Le giornate iniziano a rilento. Il sole è bagliore invisibile nella nebbia, si spande come infezione sopra le case, sotto le nuvole. La città, distesa nella valle, quasi scompare: uno skyline azzurrato, finestre che luccicano come pezzi di vetro abbandonati nella sabbia. Le foglie caduche sembrano sorgere anch’esse, maturare come frutti e poi lasciare per sempre i rami, lanciandosi nel vuoto. E potrei continuare a raccontarti di quanto tutto questo mi sia estraneo e familiare allo stesso tempo. Il veleno dell’autunno è malinconia feroce, segnali precoci di un’ipotermia devastante che sbranerà tutto in rapidi morsi. E poi il silenzio, i suoni sempre più lontani, sempre più attutiti, un isolamento crescente. E in questo isolamento ormai costruisco la mia identità, è ciò che mi assomiglia di più, ciò che sento più affine.
Come i ragni tesso piani impossibili, li costruisco senza far rumore, quasi dal nulla e mi posiziono al centro, immobile, in attesa. Io ti sento arrivare quando il movimento è ancora un’idea nella tua mente.

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Welcome to the Desert of the Real II

      È come affrontare un intervento al giorno.
      È come vivere un incubo senza mai svegliarsi.
      È come se la MIA vita si fosse fermata mesi fa’ e questi fossero non-giorni.
    Avevo deciso di prendere le distanze da tutto questo. Fingere non fosse reale.
    Chiudermi nel mio guscio, tapparmi le orecchie e cantare per sempre.
    Speravo non fosse necessario affrontarlo.

E invece non posso scappare.
Se c’è una cosa che non posso soffrire quella è sentirmi in trappola.
E ora sono nella gabbia che hai costruito per me.
Posso colorarla, disegnare l’erba sul pavimento e dipingere il metallo di giallo sole.
Posso mettere tanti cuscini e renderla morbida morbida.
Ma ti consiglio vivamente di non avvicinarti troppo alle sbarre.

        Sentitamente ti ringrazio per questo splendido regalo.
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Finiscimi contro come un es9768. Non importa cosa sentirò, non importa se non potrò sentire più nulla. A volte riparte il martellante desiderio di esplodere. Una supernova. "I will never bother you, I will never promise too, I will never follow you, I will never bother you"*. Cristo, perché non so urlare? Pensieri che si scompongono. Fammi male, baby. Non sarà peggio di non voler alzare gli occhi perché questo blu è come un pugno nello stomaco. A metà strada tra l'asfalto ed il cielo la vernice sul muro recita: "IL FUTURO NON E' PIU' QUELLO DI UNA VOLTA".

Cazzo, amico, se c'hai ragione.

ps: Non ti capita mai di desiderare un abbraccio solo per potertene sciogliere, di desiderare una carezza solo per mordere la mano colpevole, di volere che qualcuno ti ascolti solo per potergli vomitare in faccia il tuo disprezzo?
Non ti capita mai di pensarmi?

*You know you're right – Nirvana

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Confessa i tuoi peccati

Non ci sei. I minuti vanno in acido di giorni seriali. Osservo attraverso i vetri brandelli di vita reale in sciroppo di fiele. Tra le luci azzurrate degli schermi tv sagome curve in gesti da presepe animato. Cala la sera e si accendono le luci. Scende la notte e si spengono. Avvio di catene sequenziali di sogni amarcord in coordinati letto da porta portese. Vita mode off. Vita mode on. Ore 18: Stimolare desideri orizzontali nell'istruttore di fit-box è la sublime tentazione di gennaio. Lo hai letto a pag.23. Serve a smaltire i chili di troppo. I chili di noia coniugale in coordinati letto Passione. Freddi come neve. Tuo marito sospira accanto. Si alza grattandosi attraverso la flanella. Scalpiccia in cucina e scivola alla finestra. Sigaretta mode on e i pensieri evadono. Attimi di gloria, di speranza, di peccato, di rimpianto. Avete mai osservato qualcuno fumare? Come porta la sigaretta alla bocca, come la regge tra le dita, come soffia il fumo fuori dai polmoni? E' una realtà nuda che si consuma su una brace. Sincerità inconsapevole e segreta. Qualcosa che non si dovrebbe mai mostrare ad estranei. Pensateci. Si spegne la brace, si dissolve il danzare sottile dell'ultima boccata. Il sogno è finito. Si torna a dormire. 

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Cristo. Vorrei incidermi sulla pelle le parole che sfuggono dalle tue labbra, calde ed umide del tuo alito dal sapore acre di acidi riflussi di stomaco anoressico. Chissà quanti poeti saprebbero cantare della tua pelle bianca e sporca come ossa antiche sulla quale vorrei disegnare costellazioni di lividi blu oltremare. Senza sangue. Non sopporto di vederti sanguinare come un cane. Lascia scivolare i capelli sulle spalle e respira a fondo. Socchiudi le labbra e respira. Chiudi gli occhi e aspetta. La tua pelle nuda e vulnerabile macchia l'oscurità. Hai splendidi capelli neri. E labbra morbide per una .500S&WMagnum. Baci bene. Quando i principi muoiono le loro corone adornano le teste dei porci.

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Be Human?- part. II

Cammini per strada pompando i tuoi 100 kg nelle Air Max, quasi dovessero scagliarti verso il cielo. Dondolo bisbetica, costretta nella tua scia, imprecando per l'odore di sudore che emani. Scarto sulla sx, raggiungendo le strisce pedonali. Un suv mi passa così vicino al viso da sollevarmi i capelli. Ti ringhio una maledizione. Sei sempre tu. Raggiungo il supermercato. E' un'ora tranquilla. Sopporto a malapena la tua presenza tra gli scaffali. Poso con cura quell'aggregato in varie misure di riso e mais che compone la mia alimentazione, insieme a vari alimenti verdi che odorano di pungente clorofilla, in un cestino senza ruote. Odio il rumore assordante che quelle minuscole ruote riescono a produrre nel silenzio quasi cattedralico.
Mi avvicino alle casse. Davanti a me un carrello abbandonato, stipato delle più immonde schifezze l'umana ingordigia abbia mai prodotto. Mi guardo attorno. Nessuna traccia di un proprietario. Aspetto, dondolando insofferente. Nulla. Mi appresto ad inserirmi nella coda quando arrivi, brandendo una bottiglia di cola cheap e un sacchetto di patatine. Aperto. Getti con noncuranza la bottiglia sul cumulo variopinto che avevi già raccolto. Le patatine no. Le stai già masticando rumorosamente con la bocca semiaperta ed un agglomerato si raccoglie all'angolo destro della bocca, lì dove il rossetto beige shimmer incontra la v della matita borgogna. Faccio appena in tempo a notare le tue Air Max, da donna. E il cappellino della nazionale di calcio che copre ciocche stoppose nero/amaranto. Prima di voltarmi dall'altra parte per trattenere un conato di vomito.
Umani.

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The Others

Giaccio riversa sul letto mentre un dolore lancinante sevizia ogni neurone e fa scempio di ogni controllo.

E’ quando si ha bisogno di collaborazione empatica che si squaderna in tutta la propria mediocrità l’impotenza comunicativa dell’essere umano.
Ci siamo Noi e ci sono Loro.

Loro
Sono armati di poche opinioni, per lo più imbarazzanti. Li muove la convinzione di far tutti parte di una spocchiosa oligarchia di meritevoli /
miliardi di presunte eccezioni che popolano il pianeta.
Possono usare un senso alla volta e sono capaci di compiere un’azione alla volta. Di solito decidono di parlare /
Sono megafoni di una dialettica opprimente quanto ignorante.
Lettori superficiali e distratti /
rendono superflua la prosa [ Sottintesi prostrati dalla frustrazione tentano il suicidio sparendo dagli scritti ].
Dove c’è indagine rimane uno slot vuoto. Perché chi scrive conserva un’anima antica.  Perché chi scrive è sempre un fottuto sentimentale.
Loro però non hanno debolezze /
Sono in grado di compiere le azioni più nefande senza che l’oscura orma del rimorso calpesti la propria coscienza.
Loro sono la merda che concima la mia misantropia mentre scavo buche di due metri per uno in cui lasciare la mia diplomazia marcire senza pace.

AMEN


Noi
che non siamo loro. Sentiamo metal come una passione carnale. Soffriamo. E moriamo bestemmiando.

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Negli altri cerchiamo noi stessi per poterci amare di più.
Cuciamo i nostri sogni addosso al primo che sembra poterli vestire decorosamente e siamo soddisfatti.
Siamo genitori ingrati: partoriamo emozioni ma le affidiamo alle prime braccia tese e poi ci disperiamo quando, tornando, ci rendiamo conto che quei figli, cresciuti da estranei, non ci assomigliano più.
Noi desideriamo quello che non possiamo avere per crogiolarci nell’illusione di essere vittime del destino.
E promettiamo, incantiamo, inventiamo sortilegi e dispensiamo lusinghe.
Siamo carne vecchia destinata all’oblio e viviamo come se fossimo unici ed eterni.
Abbiamo mani, voce, respiro e saliva e non sappiamo che farcene.
Respiriamo, sanguiniamo e piangiamo allo stesso modo.
Eppure non abbiamo niente in comune.

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Come ci si sente in un cielo al contrario, dove anche la gravità sarebbe confortante? – Sei risucchiato in alto finchè le vertigini non ti spezzano i nervi.
Gli altri sono proiettili vaganti, armi a volte intelligenti… non puoi nemmeno evitarli, ti verranno a cercare, ti inseguono per chilometri e chilometri, a volte anni, il tuo terrore alimenta la loro determinazione
alla fine cedi
la guerra è finita
ti lasci colpire
(la guerra) è finita
perché
SEI solo l’effetto collaterale
I confini del narcisismo si espandono nei silenzi emozionali
Vorrei mordere questo momento – fino a farti sanguinare
lasciati andare
fidati di me

[
ti farò male come non crederesti nemmeno possibile e dopo aver destrutturato ogni tuo pensiero incollerò i pezzi a casaccio]
Guardami negli occhi, sai cosa vedresti? – Tentazioni striscianti come l’Eden non ne ha mai viste.
Come ci si sente, Eva,
– ad essere una donna di vetro senza equilibrio?
Cosa fai? Ti lasci cadere a terra sperando che qualcuno ti prenda al volo? – Per un attimo volo.
E poi? – Lo schianto farà esplodere le mie orecchie.
Di cosa sai, Eva? – La mia pelle ha l’odore che solo la notte conosce, quello dei sogni sciolti nella pioggia di aprile che evapora al sole.
Mi sogni, Eva? – Quando mi dimentico di te.
Baciami. – Vendica(ti).
La risposta che cerchi è sulla mia lingua, solo così conoscerai il sapore dei miei pensieri. Non mi credi? In cosa credi?
– Credo di aver vissuto già questo momento un miliardo di volte.
Eppure non ricordo l’attimo che ne seguirà.
Maledizione.

On air: Rid of me – Juliette Lewis
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