Tag Archives: ondesonore

BluCobalto

Lo stesso giorno di un anno qualsiasi, un giorno lucido e luminoso, un freddo meno feroce, impronte di Doc’s sulla battigia. Le mie. Una manciata di vetri colorati, una collezione di sassi piatti da far saltare sull’acqua: il bottino di un incedere distratto e meravigliato. Affondare le dita tra le pietre minute e umide, come penetrare tessuti pulsanti e millenari, sfilarmi le scarpe e i calzettoni rabbrividendo, caracollare incerta e dolorante sulle pietre, arrotolare i jeans fino ai polpacci, sfiorare l’acqua gelida lasciandomi sfuggire un involontario squittìo, giocare con le onde che lambiscono le caviglie, seguire la coda argentata di un piccolo pesce, inzupparmi fino alle ginocchia, ridere come un bambino sapendo che sarò l’unica a sgridarmi per questo. E poi giocare con la luce del sole, guardarlo attraverso le dita e lasciare che accenda riflessi aranciati tra i capelli mentre le ombre attorno si dipingono di blu cobalto. Chiudere gli occhi. Ascoltare il sospiro dell’acqua che si stira pigramente accanto scivolando sulla sabbia. Sincronizzare al suo respiro il mio. E scoprirmi felice ed innamorata per un istante.

E scoprire che mi manca. Mi manca da morire.

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Violet

Nei miei sogni non sono mai arrivata qui. Tutto questo sparisce se solo chiudo gli occhi. Se solo chiudi gli occhi. Potresti sentire i miei respiri forzatamente rallentati mentre certo di concentrarmi su ogni muscolo per lasciarlo andare, lasciarmi andare. La notte è ormai una lunga attesa. La porto negli occhi, nella mia voce troppo bassa, quella di chi non la sa usare. Il silenzio che divora il buio divorerà la mia lingua. Un tempo bruciavo. Ora non più. Dimenticatevi di me. Della mia voce, del mio viso, del colore viola per identificarmi tra la folla. Dimenticatevi di me ora o non fatelo mai. Mai. “Prendete tutto, prendete tutto, è quello che voglio”. Mai più. Bevo litri di acqua calda e mix di erbe, viola. Sulla mia lingua, sulla mia pelle, sopra di me, viola, ” un cielo di ametista”, Courtney sospesa sopra di me, bella come una fata malata, labbra rosse e pallore mortale, candore da macchiare, viola sulle sue labbra e poi sulle mie, “but violent, more violent”.

Posso chiudere gli occhi e ballare. Sputare contro il cielo. Procurarmi lividi. Viola. Posso chiudere gli occhi. Urlare. Ma vedo solo viola.

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If Only You Knew The Rain

Hey. È arrivato un altro inverno. Non ti ho mai chiesto di rimanere. Ma avrei voluto conoscere il destino dei tuoi sogni. È così facile gettarli in pasto agli sconosciuti? Forse. Ma io, quelli che mi hai confessato, li sto conservando da anni. Stanno morendo e non so cosa sarebbe stato di loro. Stanno morendo con me. Li hai dimenticati, cancellati. Come me.
È un altro inverno. Fa così freddo. La neve mi terrorizza. Ho paura di confondermi, di perdermi e sentire lentamente il sangue ghiacciarsi, lontana da casa, dimenticata da tutti. Sognavo di non avere più paura. Ed invece ascolto ancora gli stessi pezzi. Mi commuovo sempre sugli stessi passaggi. A volte cammino distrattamente tra i fiocchi che mi piovono attorno, poi alzo gli occhi e mi incanto a vederli danzare. Non li avevo mai visti così vicini prima d’ora. Pensavo fosse materiale per favole: la neve abbagliante, la musica che immagini eppure è così reale che puoi quasi ballarla, immaginazione che si fa reale e realtà che lentamente scolorisce. Non avrei mai immaginato fosse cosí. Eppure, a volte, vorrei solo poter sentire ancora sulla pelle un temporale.
Forse è una vita a metà quella di chi crede a tutto. Di chi crede a tutti. E a nessuno. Non ti ho mai chiesto nulla. Non chiedo mai nulla. Non posso sottrarmi alle vite degli altri che mi piombano addosso come maree e come maree se ne vanno, portandosi via pezzi di me e lasciandomi i loro relitti nel cuore. Sono la compagna della disperazione. Sono stata la compagna della tua e di 1000 altre.

Domattina prenderó carta e penna prima di uscire, mi accoccoleró affianco al Danubio e cominceró a scrivere. Chissà se hai mai finito il tuo libro.

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That’s the gift and that’s the trick in it

Ci sarebbero tante parole semplici per spiegare quello che provo, le cerco continuamente. Non le trovo mai. Non provo altro, a volte, che quel senso di vertigine, quel vuoto che spalanca il petto a risucchiare ogni energia. Hai mai cercato un punto molto in alto da cui poter guardare sotto di te pur soffrendo di vertigini? Lo faccio continuamente ed ogni volta sento di cadere ed ogni volta, ancora, quel vuoto e la paura. Anche il mare, di notte, per me era lo stesso. Lo sentivo ruggire da qualche parte, sotto i piedi. Se guardavo l’orizzonte vedevo solo dell’irrequieto nero, una massa brulicante da mostro mitologico, che si avvicinava fino ai piedi, poi scompariva e sapevo che sarebbe ritornato, ma mai quanto vicino, forse fino ad afferrarmi le caviglie e farmi gridare di terrore e sorpresa, ma non mi allontanavo, rimanevo immobile ad aspettare, ad attendere il suo ritorno, che mi risparmiasse o mi portasse via.
A scuola, ricordo, non riuscivo a distogliere gli occhi dalla strada pensando a tutto quello che, in quel preciso istante, stesse accadendo, in ogni parte del mondo; Non riuscivo a smettere di pensare a quante cose, quel preciso istante, portasse con sè, replicato per tante vite quante mai potessi immaginarne e pensavo quante di queste vite avrebbero potuto essere la mia, chi altro sarei stata se solo, in quel preciso istante, fossi stata chiunque altro ovunque nel mondo.
A volte mi chiedo se un bambino, guardandomi oggi, potrebbe mai sognare di essere al mio posto. Chissà se sarei in grado di spiegargli che neanche io so come sono arrivata qui e quanto desideri ancora essere chiunque altro da qualche parte nel mondo.

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I want to mix our blood and put it in the ground

Biancaneve è solo una bambola, meccanica imperfetta con un detonatore nel cuore, stretta da abbracci macchiati di desiderio, per strappare sogni di infanzia dalle sue labbra animali. Biancaneve: fiori di pezza, musica distorta, smalto scuro su imbarazzanti dita arrossate da stringere convulsamente; Il suono di parole sciocche, orecchie di coniglio, sospiri tra i capelli, il caffèlatte al mattino; Biancaneve, le 4 a.m, la pioggia di ottobre, stomaco in acido, farfalle nelle vene, una promessa spezzata, calibrata follia che le ha spezzato il cuore, ignara e sciocca, vecchia bambina, che nel petto continua a sentire un pulsare feroce come il vibrare di archi. Biancaneve, inutile aliena, superflua emozione, ottusa e confusa, pensa ancora si viva ad occhi chiusi, come si sogna, come si bacia, come si balla, come si ama. Vorrebbe essere sogno senza notte, mani da scaldare, preziosa come seta. Invece è carne volgare.

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All that could have been

Fuori, oltre le pareti di questa stanza, forse piove da secoli, bagnando una scenografia fissa di qualche vecchio spettacolo di cui non ho mai fatto parte. Ma è dentro che il tempo si consuma. Come le mie dita sul vetro, sul mio fiato in dissolvenza,  a ricalcare ciò che posso vedere solo chiudendo gli occhi. Come lo scorrere della penna sul foglio. Il suo respiro grattato sulla carta. Mentre si compongono storie senza parole.

– Per tutto ciò che poteva essere e non sarà mai. Per tutto ciò che nasce per errore. Toccando, a volte, per pochi istanti, perfezioni quasi inimmaginabili. Per il destino insolito di vivere a ritroso nel tempo, intrappolati in un sogno che abbiamo fatto da bambini e che non riusciamo quasi più a ricordare. Per tutte le illusioni nelle quali crediamo fermamente, per tutti quei frammenti di bugie che compongono la più sincera delle nostre verità. Per tutto ciò che forse sarebbe stato, per tutto quello che non ho mai avuto –

e che va via da me.

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I’ve got you under my skin

Un nodo stretto alla base del cranio, gomma stretta tra i denti, brividi che scorrono inarrestabili sotto il metallo, carne intrappolata nel disegno delle corde sulla pelle. Nella mia testa sei un disegno confuso. Sei il sapore che la mia lingua detta al cervello, il suono che rimane sottraendo il silenzio, freddo metallo chirurgico sulla labbra. Petali di labbra calpestati, i segni di una colpa ancora livida, alfieri di un peccato incompiuto, un desiderio inespresso – sottopelle – un’emozione frammentata nel liquido discendere delle ore, dal calare delle tenebre all’alba, tra profondità inesplorabili e intimità comuni. Deriva di tutti i sensi nata dalla consapevolezza dell’errore, un mio grido soffocato, una violenza dolce come mancata gravità, fluido cercarsi che porta al nulla, vertigine intensa che spezza ogni equilibrio. Corrodi i miei alibi e poi mi lasci innescata ed inesplosa, un relitto sospeso tra nastri di seta, saliva e lenzuola, fantasia svelata e nascosta, corpo di tela bagnato di inchiostro e nuvole, ma dall’anima nera di piombo.

Sono le 3 a.m.. Lo saranno per sempre.

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Di favole al contrario

Svestiti – non c'è più tempo per arrossire.

[Spogliato delle convenzioni, degli alibi, delle abitudini].

Voglio vederti nudo – senza pelle.
Scivola sotto le lenzuola fresche  Rabbrividisci

 . [voglio vederti tremare].

Dimentica le tue paure e il mondo fuori – non esiste nulla oltre questo specchio.
Consolati contro di me – voglio sentire il
tuo
                                     peso

addosso

 

Queste quattro mura bianche attorno a noi saranno i fogli intonsi su cui scriveremo ore di sudore e di lacrime


storie impossibili
di noi due

soli

.[Non troveremo mai pace].

 

 

Fall down a rabbit hole
Or just climb through a looking glass?
Do you think you're sinking
Or just swimming into something deep?*

 *Ann Thropik – Off with your head


Ora chiudi gli occhi.
Ti racconterò una lunga favola al contrario per non farti addormentare.
 
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Devo risparmiare sangue per i giorni a venire. Devo ricordare, non so più cosa. Ti cerco e sei solo estasi, sei solo un attimo, voglia di morire o vivere troppo intensamente. Un confine che troppo spesso supero senza colpa, l'incoscienza di chi pensa di non aver nulla da perdere conservando ogni cosa. Ogni cosa. Come te, che non ci sei e sei ovunque. Ovunque. Come me, le immagini che esistono solo nella mia testa. E' tutto nella mia testa. Il male che vorrei. Il bene che ti voglio. Per il quale ti ucciderei. Per tornare nella mia testa. Per vedere con occhi vecchi. Se solo il cielo sapesse. Ma il cielo è lontano. Non esiste. E' solo vuoto, un abisso così profondo da non poterci pensare, da non saperlo vedere. Da non credere che vorrei. Oh, se vorrei. Pensare di esistere al di là di quel cielo. Vivere in un gesto. Un solo gesto che completi ogni cosa.
Devo risparmiare sangue. Devo ricordarmi. Devo sanguinare. Dentro le tue mani.

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"When   all   of   your   wishes   are   granted  ,   many   of   your   dreams   will   be   destroyed  . . .  "

  Man that you fear – Marilyn Manson

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