Category Archives: Spoken Words

“Take care. Maybe one day you’ll escape your past. If you do, look for me.”

Chow Mo Wan, 2046

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Welcome to the Desert of the Real II

      È come affrontare un intervento al giorno.
      È come vivere un incubo senza mai svegliarsi.
      È come se la MIA vita si fosse fermata mesi fa’ e questi fossero non-giorni.
    Avevo deciso di prendere le distanze da tutto questo. Fingere non fosse reale.
    Chiudermi nel mio guscio, tapparmi le orecchie e cantare per sempre.
    Speravo non fosse necessario affrontarlo.

E invece non posso scappare.
Se c’è una cosa che non posso soffrire quella è sentirmi in trappola.
E ora sono nella gabbia che hai costruito per me.
Posso colorarla, disegnare l’erba sul pavimento e dipingere il metallo di giallo sole.
Posso mettere tanti cuscini e renderla morbida morbida.
Ma ti consiglio vivamente di non avvicinarti troppo alle sbarre.

        Sentitamente ti ringrazio per questo splendido regalo.
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Welcome to the desert of the Real

Vorrei solo andare a casa, se solo ne avessi ancora una.

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Hey hey, My my

Sfoglio foto che non mostrerò mai a nessuno. Ho ricci lunghissimi rosso rame, quasi fiamme sotto il sole, eppure risalgono a tempi estranei ai misteri della colorazione, quando “inferno” e “ciliegia” non avevano nessun denominatore comune e loro si schiarivano spensierati di salsedine in mesi di vacanze. Sorrido alla macchina e mi brillano gli occhi – quando ho spento quel sorriso? Ho una margherita tra i capelli, un twin set lilla, jeans scuri e Docs viola. Sono elettrizzata, allacciata a lui faccio smorfie all’obbiettivo: è la prima volta in un parco nuovo e sono innamorata, del giorno, dell’amore, di lui, dell’erba e delle rose.

Forse è stato questo ricordo di amore a vestire quel luogo di sacro ma sarei tornata lì per anni, ogni volta che avessi desiderato fuggire dal mondo.
Con i libri e il blocco da disegno, tante penne colorate e la bottiglietta dell’acqua a gocciolare nello zaino inzuppando gli appunti;
Con gli occhiali da sole anche sotto la pioggia, un cappotto di lana e gli anfibi sporchi di fango;
Con un cappello di paglia e una gonna che sfiora l’erba, a rincorrere scoiattoli e mangiare gelato;
Con la gonna a tubino, una camicia bianca e quelle odiose scarpe per sembrare più alta che non vedo l’ora di togliere per dimenare le punte dei piedi al sole;
Con le All Stars nere che non riesco a buttare via, le mani che tremano e la prima maglietta verde della mia vita, con sù la scritta “Revolution” in bubblegum fuxia, caotica e profetica mascotte di una rivoluzione iniziata per caso, con un ciao e un addio tra le mani, per la nostra ultima volta insieme.

Perché oggi sono lì solo nella mia mente, percorro i viali in silenzio seguendo i percorsi meno battuti, le onde si increspano scintillando alla mia destra ma seguo la strada che si discosta dal lungomare: voglio ancora sognare di catturare, in mille foto immaginarie, il profumo del roseto in fiore.

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This is one for the “genetically invalids”

“For someone who was never meant for this world, I must confess I’m suddenly having a hard time leaving it. Of course, they say every atom in our bodies was once part of a star. Maybe I’m not leaving… maybe I’m going home. ” Vincent

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La velocità del dolore

Ehy.
Sono trascorsi anni e ancora abiti la mia testa. Il tuo inganno come tarlo nelle mie tempie. E poi il nulla. 00:00. Cifre tonde, spazi vuoti, circoscritti, da riempire dei nostri segreti. Avresti dovuto sceglierle meglio le parole. O forse non avresti potuto sceglierne di migliori. Ma non ho saputo cogliere la tua confessione spontanea, l’anticipo di ogni delitto.
Ora io non posso dormire per i troppi coltelli piantati nella mia schiena, un coltello per ogni giorno trascorso con te.
Mi hai insegnato che
il tempo per odiare non finisce mai.
E quel tempo è tutto ciò che mi hai lasciato. Proporzione diretta per attimi di tradimento. E ora vorrei ancora vederti bruciare nella tua poesia, ma non più per me, solo davanti ai miei occhi, mentre ti tengo stretta la mano, perché ancora non so lasciarti andare.
Piangi per me, sdraiati con me, muori con me. Io lo farei.
E ricordati, sempre,
ogni volta che penserai di esserti liberato di me,
che lo scricchiolio che avvertirai dentro il tuo cuore fottuto,
sono io.

E che tu sia maledetto
E.D.

in italic “Speed of Pain” – Marilyn Manson (trad.)

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