Disegnami il mare

Dovrei chiamarti. Dovremmo vederci. Dovrei dirti che non ha senso che sia andata così? No, non c’è nulla da dire. Veder morire qualcuno e non poter fare nulla. Veder morire il proprio sangue e maledire l’universo intero. Ti porterei sulla cima di una scogliera ad urlare. Chissà se lo perdonerai mai il mare. È così che si vive da queste parti, è ancora così che si va via. Col mare. Dicono sarebbe stato felice così, ma io non ci credo. Lui non voleva morire, lui era la nemesi della morte. Lui era e basta. E non ci sono parole. Pochi giorni e ci saresti stato anche tu. Poche ore e ci sarei stata anche io. Sarebbe successo lo stesso? Ossessioni di notti bianche. Perché? Quale senso? Quale disegno? Non c’è un disegno, non c’è una mano. Io cado e ti vedo cadere e vorrei rialzarti, ti lascio il posto mio, ma non posso, forse non vale. Tornare e non capire, vedere il mare e pensare solo “brutto bastardo”. Le onde che portavo nel cuore mi hanno spazzato via tutto: desideri, sogni, speranze. Risacche che cancellano le illusioni. Risacche che ti portano via. È solo un requiem senza pace la vita, che come il sangue, puzza di salsedine e marcio.

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4 thoughts on “Disegnami il mare

  1. Topper says:

    Ognuno di noi porta dentro di sé un certo tipo di mare.

  2. Tizio says:

    Il mare è simile alla mente umana: qualcosa va, qualcosa torna, talvolta in superficie, talaltra in profondità, tutto si rimescola e si amalgama e, nei momenti di rabbia, pericoli per chi vi transita!

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