L’odore del napalm al mattino

Ho solo voglia di vomitare. Non faccio che vomitare. È una rabbia profonda, che ha radici nella polvere che diventerò. È lo stomaco chiuso, una sacca rivoltata. Riflesso condizionato.
Cibo-nausea. Delusioni-nausea. Sogni-nausea. Promesse-nausea. Ipocrisia-nausea. Ricordi-nausea.
Disgusto.
Il bisogno di scavare nel profondo per eliminare tutto lo schifo a cui riesco a credere nonostante tutto. Dio, non puoi avermi fatto ad immagine dell’ingenuità. Dio, che cazzo ti ho fatto? Interrogativi. Sono il cane di Pavlov che sbava, sono il prodotto di mille dipendenze, sono schiava, serva, sono pronta a tutto per una carezza. Prospettive distorte, un quotidiano spezzare a pugni lo specchio, anni di scalogna in rapido accumularsi. Menzogne, pallide e acide favole da raccontare alla vecchia bambina, pillole di male da esacerbare, trombi nel cuore che esplodono. Sciuuuuuh. Volgarità in cui affogare, insignificanti messi su un trono da adorare, tutto ridotto in frantumi da compostaggio. Lo senti questo odore? È la tua carne logora da lasciare agli avvoltoi, il macello a cui indirizzarti e paura da bere dagli occhi a sazietà. Vuoto pneumatico di chi si riempie la bocca di alibi e poi cerca di morderti per contagiarti, sguardi d’ombra in cui striscia solo la noia. Nulla è salvo. Resti a mani vuote a fissare ciò che era bello piagarsi e suppurare, stringendo gli occhi per tentare di baciare con tenerezza l’ultimo addio, prima di voltare lo sguardo e voltare pagina.

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5 thoughts on “L’odore del napalm al mattino

  1. Topper says:

    Dio non esiste. E se esistesse sarebbe soddisfatto di te e contento di vederti, come fa chi ti conosce.

  2. Michele says:

    l’importante è voltare pagina, anzi cambiare proprio libro ogni tanto, e iniziare a scriver euna nuova storia
    (un abbraccio)

  3. violazione says:

    ma lo sai, sì che lo sai!
    attraversare quest’universo di vomito, quello che dalla pelle ti rientra nello stomaco come un pugno, a sfondare, definitivamente, le ultime difese di sopravvivenza cerebrale, è l’unica modalità on per andare oltre, guardando negli occhi l’abisso, tu l’abisso, e trovare quella carezza che ti appartiene, e tu, solo tu, potrai far scorrere sul tuo viso per come ne ha bisogno la tua anima.
    ma già lo sai, sai che quel che vomiti è quel che bacerai di te!
    quel che vomiti è la tua stessa essenza!
    che schizza impazzita in schegge di cervello sparse tutt’attorno a te, di lacrime e sangue bagnate, le sbatti contro i muri che, quando non ti proteggono, ti soffocano, lì dove nessuno porge, ora, la carezza dell’anima condivisa…
    tu sai, e lo sai che, pazientemente, raccoglierai quelle schegge, le ripulirai del sangue avvelenato che te le ha fatte espellere, le bacerai e le riporterai in te, tornando ad averne cura ed amore, perchè è solo l’amore per quel che sei, che ti fa parlare così, che ti fa schizzar di cervello nello scomposto vomito di queste parole…
    ma lo sai, sì che lo sai, di essere una persona fortunata!
    abbi cura del tuo dolore allo stesso modo del tuo piacere, perché è inutile combattere contro il dolore, si perde!
    col dolore si gioca; e accade anche di fotterlo, a volte…

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