Breathe Underwater

Io sto ancora guardando il mio corpo disteso sull’asfalto aspettando che si rialzi e tornerò, un giorno, forse, su quell’asfalto per vedere se, nel frattempo, ne sia nato qualcosa. Ma sono certa che non ci sia traccia, come non c’è traccia di me in ogni luogo, come non rimane traccia di me nelle persone. Ed è così patetico che ogni volta io pianga parlandone, che il mio dolore ormai non è neppure un abito delle grandi occasioni. È comune, una cosa banale, ripetuta e ripetitiva, così tanto che non ha assolutamente senso che io ogni volta pianga come lo provassi la prima volta. Perché sono queste, cazzo, le prime volte che contano: la prima volta che sei morto, la prima volta che hai rotto uno specchio, la prima volta che hai vomitato, la prima volta che hai sanguinato, la prima volta che hai perso i sensi, la prima volta che il pavimento ha provato ad inghiottirti, la prima pillola, il primo bicchiere, la prima volta che hai pensato “vaffanculo”, la prima volta che hai chiuso gli occhi sperando di non riaprirli. Che chissà perché il piacere cambia ma il dolore no, è sempre totalizzante, assoluto, pieno. Ti strappa la mente, i pensieri, le forze, ti lega le mani e ti getta sott’acqua. E ogni tanto ti stupisci che, dopotutto, tu sappia ancora respirare. Ma non ti illudere: è solo agonia prolungata.

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7 thoughts on “Breathe Underwater

  1. Biny_Black says:

    Ti leggo e un po’ mi ci rivedo. Stesse metafore per dolori diversi.
    In fondo hai ragione “Che chissà perché il piacere cambia ma il dolore no…” :*

  2. keewisback says:

    mi chiedevo se a te, in fondo, piaccia vederti e sentirti soffrire, così da avere un motivo (o giustificazione) per dover prenderti cura di te (che poi la cura sia tossica, questo è un altro argomento).
    E’ negli ultimi anni che ho imparato a notare quanto sia vero che noi tutti esseri umani ci accorgiamo di esistere, solo quando il nostro corpo o la nostra mente si fanno sentire fisicamente (col dolore, di solito).
    E’ entusiasmante scoprire che esistiamo anche quando pensiamo che non sia così.

  3. ho scritto un post del genere l’altro giorno.
    non ho avuto neanche voglia di finirlo.
    è salvato tra le bozze, ecco.
    il dolore è come una bozza, si correggono sempre le stesse cose, parole diverse per concetti identici nel tentativo di trovarne la forma più poetica, per rimetterla poi in stand-by.
    ma alla fine la sostanza non cambia mai.

  4. silenthell16 says:

    Ho sempre sostenuto che il dolore sia più forte di tutto, anche dell’amore o dell’idea che abbiamo di quest’ultimo.E’ un ritornare al passato, ricordi e vecchie abitudini di vite fa che pensavi fossero ormai “datati” per te e invece ritrovarsi ad annaspare in quel limbo di se e ma che non porta in nessun luogo preciso.Ho amato molto nella mia vita ma se mi fermo a riflettere era il dolore a rendermi totalmente dipendente e questa è la verità.Forse siamo casi clinici e non esiste realmente una via di fuga, ma per oggi disegnamo sui muri una porta.Per quando tutto si chiude e si rimpicciolisce ad un grammo d’ansia e null’altro.
    Ti stringo al cuore sperando che tu ricordi la prima volta che.
    TA
    sempre tua
    S

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