La giocatrice

Non riesco ad aprire gli occhi. (Non ne sono capace). Non riesco a respirare. (Siamo certi sia una cosa naturale?). Non sento muoversi il cuore (forse non c’è), ma lo stomaco sì. È un groviglio di serpenti, è una sfera di granito, una corona di spine.

Ho perso giorni lungo la strada, ho perso tratti, ho perso voglie: le ho calciate nella polvere, nemmeno sapevano rotolare. Ho gettato alle ortiche molti sogni: erano pesi che non sapevo sopportare. Ho lasciato tutto per essere essenziale, leggera, perfetta.
E ora non ho volto ma peso di più. Come una corpo morto, mi trascino. Non trovo più nulla nel mio ordine maniacale, ho paura di spostare le cose, ho paura che possano non tornare al loro posto: il posto che non vorrebbero avere ma nel quale si incastravano loro malgrado. Come me.
Ho smesso di usare oggetti per paura di rovinarli, ho smesso di rovinare oggetti perché non ne ho più occasione. Ho smesso di vivere i giorni e ora non ho giorni da vivere.

Ho perso tutto. E non ho nemmeno mai giocato.

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2 thoughts on “La giocatrice

  1. Mira Gardot says:

    come quando: scelgo un’immagine che non c’entra niente ma m’ispira di più. e poi ne scelgo un’altra perché sa incorniciare meglio. ho paura di sbrodolare le cose, perché perdono l’incastro perfetto. ma diventano meno giuste.

  2. bestiabionda says:

    mi sembra di capire quando guardo i pacchi interi di caramelle che non mangio per la paura che finiscano.
    così poi saranno da buttare, ma almeno non sono finite.

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