Nel labirinto del Minotauro

Carne, ossa, colori, spine. Spinta creatrice, poi, solo il deserto; un desiderio frustrato, un colpo a vuoto in mezzo al silenzio.
Tu steso su un soffice inganno, una preda facile. Tu ed un “mangiami”, “bevimi”, “eccomi”.

Da quale pianeta vieni se non sanguini? Che cosa sei, tu, che mi togli pace, sonno, tu, che non riesco a catturare, a fermare, a tradurre. Sei l’ombra umida di una quercia, sontuoso spegnersi del sole, una nuvola che si strappa in cielo senza gemito, il fragore di ogni goccia sulla pelle mentre corro, la distanza che brucia nelle gambe, il cuore che spezza un battito e poi riprende, l’attesa di millenni delle rocce.

Dove sei? Io non riesco a fermarmi.
Di cosa sai? Che sapore hai, se non quello della luce fredda della luna?

Ho fame, una fame anoressica.
Con occhi rossi di furia e denti grandi.
Ho nervi consunti che si spezzano sotto i piedi ad ogni passo.

Giurami che mi aspetterai, ancora.
Ingannami.
Dimmi che mi vuoi ancora.
Convincimi.
Dimmi ancora cosa saremo.
Pervadimi.

Eterno.

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2 thoughts on “Nel labirinto del Minotauro

  1. bestiabionda says:

    vorrei sapere cosa si prova ad essere ombra umida di una quercia e sontuoso spegnersi del sole.
    l’attesa di millenni delle rocce credo di sapere che sapore ha.

  2. bestiabionda says:

    io ogni tanto me lo vengo a rileggere.
    per dire.
    ecco.

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