Genova per noi

E’ un giorno di fine dicembre. C’è un caldo incredibile. Se ti avvicini senti le onde del mare, se ti avvicini senti lo iodio e l’umidità nei capelli, se ti avvicini vorresti solo confonderti col mare e farti portare via. E’ un giorno di dicembre, che sembra maggio, che sembra Natale anche se nemmeno Natale è più. Ci sono le luci, il profumo di focaccia nei vicoli, le bancarelle degli artigiani e quelle piccole cose esposte da comprare a manate, a bracciate, nel mucchio, sapendo di amare ogni cosa.

Ci sono loro. Non ne scrivo per, non lo dico per. Ci sono loro. Le ho perse alla stazione, non so come ci sia riuscita ma le ho perse. Mi chiamano. “Siamo fuori”. Merda. Ero al binario e le ho perse. Mi viene addirittura la paura di non saperle riconoscere. Che stupida. E’ impossibile. E infatti arrivo in cima alle scale e sono lì. Come mi aspettassero da sempre, come se lì fosse un posto preciso. Sono lì. Mi vedono arrivare. Forse vedono davvero solo dei capelli corrergli incontro, ma di sicuro anche loro vanno a colpo sicuro. Mi fiondo e le stringo forte, non è da me ma le stringo forte. Rischiamo di finire in terra. Dondoliamo e ci stringiamo.

Poi l’albergo, i regali, le foto. Le foto ecco. Sono preoccupata, le foto le patisco; è come fossero sempre il mio ritratto di Dorian Gray, mi guardo e penso sempre “Mioddio, ma sono io questa?”. Panico, non so che espressione fare: sento scoprirsi i denti e penso “Ecco che impallo la foto”, se non sorrido mi viene un’espressione rigida e dura, non riesco a stare zitta. Saranno tutte da cestinare. Che scema. Mi pentirò, lo so. Perché le cose vengono quando le fai, non quando le pensi. Usciamo. Porto, vicoli, mostra. Lei è meravigliosa, come sempre. La chiamano La Superba e se la attraversi sai perché. Io parlo come una guida, ogni pietra, marciapiede, panchina, ogni cosa è un pezzo di me. Ed è così che voglio che arrivi, che vorrei saperla descrivere, come quel tuffo al cuore che non riesco a nascondere.

Lei cammina e dice “Oh, guarda, questo negozio è uno dei miei”. So che significa. Ci sono mille negozi suoi, mille vetrine, mille affreschi e vetrate e. Come lei. Semplici e sofisticate, magnifiche ma non appariscenti. Lei che ha una voce dolce, è sottile come un violino e ha uno sguardo che inchioda, colori cangianti e un taglio felino. Lei è un gatto, la guardo e ne sono certa; è un gatto: ti guarda e ci sei, poi si muove e un attimo dopo scompari, alza di nuovo lo sguardo e ti senti vulnerabile come burro.

Lei non fa che scattare. Le luci, le ombre, i riflessi. Credo che sappia perfettamente cosa cercare. Cerca segni, tracce. Li cattura e sono suoi. Ogni tanto mi guarda, solleva le sopracciglia, sorride senza sorridere e stringe gli occhi. Sono blu, come il mare agitato. Perché c’è un mondo agitato sotto un’apparenza tranquilla; è come il mare, non vedi cosa nasconde, in superficie sembra sempre sereno, ma sotto ci sono milioni di colori e luci e misteri e ombre, cose che terrorizzato e cose che meravigliano.

E’ notte in un attimo, una notte luminosa come se il sole non fosse mai tramontato. Mi accompagnano al treno, ora sono io che parto. Ho qualche chilata di regali ma il cuore è quello che pesa di più. Tirano fuori i fazzolettini e mimano commozione anche se sono certa di vederla davvero, ma anche io fingo che ci vedremo domani e che sarà una cosa normale. Quando parte il treno lo seguono per un po’, non stacco lo sguardo finché non le vedo scomparire. Sono appiccicata ad un vetro anche se mi fa schifo ma me ne fotto dei germi. Chiaramente non sono in me.

Dopo 3 minuti scrivo il primo messaggio. “Siete il più bel regalo che potessi  ricevere”. Mi accorgo solo ora che “bel” non c’è. Va quasi meglio così. “Siete il + regalo che potessi ricevere” e non sto parlando di Natale.

Siete il +.

(Ps: devo cercare una categoria speciale, perché questo, tutto questo, non posso inserirlo ancora)

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4 thoughts on “Genova per noi

  1. Wish aka Max says:

    Mi hai fatto venire i lucciconi.🙂❤
    Che belle che siete.

  2. Topper says:

    Tra persone speciali come siete, questa giornata non poteva essere migliore.

  3. bestiabionda says:

    Raramente uso la parola perfetto. Perchè raramente si è nel posto giusto con le persone giuste.
    É veramente quasi impossibile rovistare in un mucchio e trovare. Io ho trovato qualcosa che forse nemmeno cercavo.
    Dentro una cornice perfetta, il momento perfetto.
    Ho trovato una promessa incartata di cuoricini olografici, ho fatto una promessa mentre dietro c’era il mare e davanti voi.
    È difficile comprimere tanta emozione in poche righe, e.
    E solo grazie.
    Per quella promessa.
    Ti ci voglio bene.
    Vi voglio bene.
    Siete speciali. Voi. E Genova.

  4. R. says:

    buon anno Eva. Fammi sapere come stai.
    R.

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