Ancora un po’ con me

Indugiano le dita sulle coste dei libri esposti, promesse di ore da non trascorrere soli, indugiano sulle costole, tra custodi di emozioni intense e fragilità umana. Dita che strappano un attimo, un sospiro, un respiro trattenuto, un brivido. Dita che stringono braci, che bruciano, che rimangono come tracce tra le dita. Rimanere come traccia sulle dita. Guardami. Cosa vedi? Stringimi, tienimi con te, una settimana, un giorno. E sono ancora via. Un ricordo in fondo ad un bicchiere, una pagina strappata, il calore di un caffè. Sono le braccia sporche di pasta frolla, il fuoco che scoppia alle mie spalle, un bacio soffiato piano tra le scapole e il collo, ricordo di tenerezza lontana; sono Bambi e Tamburino stampati sul petto da stringermi addosso. Sono un ricordo che non vuole morire, come le braci rosse sotto la cenere. Sono la brace. Sono la cenere. Sono quello che rimane quando tutto è ormai perduto. E’ malinconia grave quella incollata alla tua vita, da lavare via sotto il getto della doccia, profumo di vaniglia e cocco, un’estate mai trascorsa che si stupisce di un nuovo inverno. Sono la pelle esposta al sole, macchia da esporre, ossa esposte alla pelle e poi sotto, ancora più sotto, tra i vestiti e le ombre, sguardo perduto di una resa senza gloria.

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3 thoughts on “Ancora un po’ con me

  1. bestiabionda says:

    è la tua capacità di descrivere sensazioni nitide. di farle materializzare come fossero sogni ad occhi aperti. forse non sogno perchè i sogni li leggo fra le vostre righe.
    sento quasi l’odore di bruciato, delle braci che scottano fino a segnarti.
    sono segnata.
    ho un segno di fuoco d’artificio sul braccio. e adesso sono sicura di aver tanti segni di braci sul cuore.
    a volte abbiamo urlato in faccia a qualcuno che non era quello che volevamo. non ci hanno sentito. abbiamo girato i tacchi, abbiamo tolto il disturbo. non avevo segni sul cuore quando ho urlato.
    poi ho puntato i piedi nella polvere, mi sono fermata. e ho imparato a sognare.
    e non lo so cosa sto dicendo, ma so di averle le tracce delle braci sul cuore, e so anche che le tracce sul cuore non vanno via.
    sono quelle che rimangono quando tutto è ormai perduto.

  2. Wish aka Max says:

    La brace rossa sotto la cenere alla fine è soffocata dalla cenere. E non è colpa della brace se la mano sapiente del fochista non ha soffiato via la cenere e non ha aggiunto legna. Quando vivevo a Focene, lasciavo la brace a covare sotto la cenere prima di andare a dormire, riunendola tutta in un punto dove il camino tirava meno. La mattina dopo la spargevo sul piano, e quelle poche scintille vitali rimaste bastavano per ravvivare il fuoco, alimentandolo con rametti piccoli e un po’ di carta.
    Bianca, la brace da sola può far poco. Serve un fochista, serve legna, serve carta. E la brace non si arrende, men che meno in modo inglorioso. E’ consapevole. E nella consapevolezza non c’è mai resa. Anzi. C’è rinascita, c’è leggerezza. Buon Natale, Bianca.

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