Isolated System

Da tempo ormai ho smesso di cercare ispirazione, di preparare, di dare una forma appropriata ai pensieri. Ho semplicemente smesso di credere ad una cosa in più e inaspettatamente nella mia vita non è cambiato niente, non ne sento la mancanza, non sento un vuoto diverso, ad accezione del deserto in espansione che mi abita. Continuano a scomparire pezzi, ma basta alzare il volume della musica e non ascoltare il silenzio di quello che non c’è più. Cancello ricordi, voci, parole, promesse, preghiere. C’è solo un’eco muta scavata nelle vene cave, rimbombo nell’esoscheletro di ciò che ero; la macchina dei miei sogni in arresto, una implosione di stelle, un grido nello spazio, continua emorragia sentimentale, dispersione che mi abbandona, come pioggia che si distacca dall’asfalto per tornare in cielo. Vivo una vita non mia, un posto che non mi appartiene, fingo malamente interesse per persone che potrebbe essere cancellate dalla terra domani, inclusa me stessa, senza nemmeno strapparmi un sospiro. Non mi manca niente. Mi manca ogni cosa. Cancello, elimino, distruggo, sopprimo tutto ciò che non ho. Continuo a ripetermi che non può mancarmi quello che non conosco. Non mi può mancare la vita che non posso avere. Maledico il sole che non vedo più, provo a convincermi che non esista più nulla, non ci sia nulla oltre questa coltre grigia, non sorga da qualche parte, nel mondo, non spiri il vento dal mare spingendomi a correre, non esistano strade abbaglianti di luce, non esistano abbracci capaci di farmi sentire a casa. Mi corico ogni sera in un letto di spine chiedendo alle tenebre di lasciarmi tregua: si affollano nella mente nomi e volti di una vita passata; mi alzo, al buio, e attendo inesorabile che trascorrano quei quindici minuti che li relegheranno di nuovo nell’oblio dei ricordi, senza voltarmi. Sono Proserpina confinata nell’Ade.
Era un’altra vita. Era vita. Una volta. Ora non più.
Sapevo scrivere una volta. Ora restano solo vuote parole.

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17 thoughts on “Isolated System

  1. Luci says:

    Ecco. “Era un’altra vita.” Questo non significa che non ce ne sia un’altra ancora. Che possa essere migliore. Bisogna solo trovare il coraggio di riempirlo di nuovo quel deserto, quello spazio vuoto, quelle vene cave. Trovare altre parole. Nuove. “Un cuore – anche se spezzato – continua a battere” recitava il personaggio di un film ormai vecchio. Finchè il cuore batte c’è sempre la speranza di qualcosa di nuovo, di migliore. Poi magari non ho capito nulla…

    • Non preoccuparti Luci: i commenti sono il riflesso di ciò che scrivo nel cuore di chi legge e per me è importante sapere cosa c’è nel tuo. Il mio cuore si è spezzato molto tempo fa, come spezzata è la mia resistenza, la mia forza, forse la mia stessa vita, divisa tra ciò che era prima e ciò che non è più. A volte, il fatto che lui, testardo, continui a battere dentro un corpo vuoto, pare quasi l’ottuso insistere di un’accanimento terapeutico. E la speranza, non so, credo di non sapere più cosa sia. Ma tu non ti crucciare per queste mie amare parole. Grazie di essere qui.*

      • Luci says:

        Non posso conoscere le circostanze nè la portata del tuo dolore, dunque non mi permetterei mai di dire che “capisco”… ma le tue parole mi toccano perchè mi ricordano che anch’io un tempo – che sembra ormai una vita fa – guardavo senza speranza i cocci del mio cuore pensando che mai e poi mai sarei riuscita a rimetterli insieme. Anch’io mi sono sentita vuota…

  2. Wish aka Max says:

    Forse suonano vuote in questo momento. Ma ti assicuro che non sono vuote per chi legge. Segnatamente non lo sono per me. (((((((((oo)))))))))

  3. Topper says:

    Di vuoto qui non c’è niente. Le tue parole arrivano e, anche quando credi di cancellare, eliminare o distruggere, in realtà stai creando.

  4. bestiabionda says:

    nove buttali via.
    uno regalamelo.
    di pensiero dico, perchè se anche ti sembra vuoto, non lo è per tutti.

  5. DigitalAngel says:

    Può mancarci quello che non conosciamo. Perché ne sentiamo il rimbombo sotto la pelle..lì è scritto che deve appartenerci, in un modo o nell’altro.
    Ho sempre invidiato chi aveva la possibilità di alzare il volume della musica per non ascoltare il silenzio e l’eco di quello che non c’è più. Ma poi ne ho fatta un’arma a mio vantaggio: affrontare a viso aperto il nulla in espansione dentro.
    Le spine di quel letto entrano a far parte di te, quando ti corichi non le senti quasi più, perché tutto il giorno le hai conficcate nella pelle.
    Sono punti di svolta, che spesso tramano silenziosi. E forse questo è uno dei tuoi *

  6. riesci a essere la parte più sincera del mio specchio.
    io questa capacità l’ho persa.
    per piacere, non smettere.

  7. Katia says:

    Quello che hai scritto è bellissimo, seppure nero e grigio. Non è vuoto per niente.

    • Sì, grigio, soprattutto grigio: malinconico, freddo, tenero, aggressivo, discreto. Il grigio è un colore infinito, indefinito e inafferrabile. Ho sempre pensato che grigi fossero anche i pensieri o la musica. E la vita.

      Grazie di essere qui.

      • Katia says:

        No, grazie a te, Bianca… Apprezzo sempre chi sa mettere in parola i sentimenti, le sensazioni… Io molte volte non lo faccio, ci giro intorno, lascio intendere, ma. Parlare fa bene, è sempre utile. E pensare che tutto sia grigio è già meglio che pensare che sia nero, no?!

  8. silenthell16 says:

    “Mi corico ogni sera in un letto di spine chiedendo alle tenebre di lasciarmi tregua”
    Potrei averlo scritto io, come ogni singola sillaba che hai scritto.Siamo rimaste piccole io e te, davanti ad un cancello in perenne attesa che qualcuno venisse a prenderci.Nessuno si è presentato, lo so.I nostri mostri sono tutti lì, gli abbiamo dato un nome per scordarci che gli occhi su di noi erano svaniti, perduti.
    “hello darkness my old friend i came to talk to you again”
    Ma ti ho dato pastelli a cera e carta, e tu hai dipinto il mio nero.Grazie.
    Ta
    S

  9. Black says:

    Tu esisti. E sei stupenda, dannata e dolce allo stesso tempo. Le tue urla silenziosamente stanche e sussurrate mi riempiono gli occhi, lasciando un velo agrodolce sulla pelle e sotto-pelle di cui avrò cura.

    Un bacio.

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