Questa è la storia

I primi problemi sono iniziati a 11 anni. Avevo 11 anni ma ne dimostravo 8 e mangiavo zucchero a cucchiaiate. Volevo qualcosa di dolce nei miei giorni. Ho mangiato zucchero fino ad avere la nausea, fino a vomitare. Ho iniziato a mangiare per vomitare e poi a vomitare senza mangiare. Quando tutte le ragazzine si specchiano per truccarsi io mi specchiavo nell’acqua del water. E’ stata la prima immagine di ogni mattina per 8 anni. Dimagrivo, avevo delle profonde occhiaie livide, gli occhi perennemente rossi. Mi ricordo che alcuni professori hanno cominciato a mandare delle spie a controllare che non fumassi in quelle lunghe pause al bagno. Qualcosa deve averli rincuorati perché col tempo hanno smesso di preoccuparsi. A 16 anni ho cominciato a coprire le occhiaie coll’ombretto color asfalto. Ho amato quell’ombretto. Oggi le makeupartist del tubo lo definirebbero scriventissimo e con un finish opaco. A me interessava solo che fosse scuro e coprisse. Nascondevo i miei occhi in profondi cerchi scuri. Qualcuno mi chiamava “Panda” e mi andava bene così. Finché ci avessero scherzato sù nessuno si sarebbe fatto troppe domande.
A 18 anni ho deciso che era il caso di farla finita. Ma le cose non vanno mai come dovrebbero.

Questa è la storia. Senza giri di parole, senza voglia di romanzare. Non credo serva a nessuno, non sono mai guarita.
Questa è solo la mia storia. Punto.

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12 thoughts on “Questa è la storia

  1. bestiabionda says:

    sei sicura che le cose non vanno mai come dovrebbero?
    perchè in tal caso anche arrivare in quel blog, quel giorno, a quell’ora sarebbe “non andare nella direzione giusta”. E no. non è così. Se vanno in un modo, un motivo ci sarà.

  2. el says:

    e per fortuna che sono andate così.
    senza bisogno di aggiungere altro. questa è la tua storia ed ora anche un po’ la nostra.
    ed io ti abbraccio, tiè ( ormai ho deciso, luglio praga. organizzatevi )

  3. adoro il color asfalto.
    poi col bianco ci sta molto bene

    • Quell’esatta sfumatura non l’ho mai più trovata, era perfetta: grigio intenso ma quasi blu, color livido. Lo ricordo con affetto, per quanto possa sembrare grottesco, è stato il mio solo complice di ogni giorno, la mia maschera, la bandiera della mia rabbia.

      • ogni tanto mi chiedo come riusciamo a innamorarci così tanto delle nostre malattie e dei nostri rimedi palliativi da non riuscire più a farne a meno.
        forse perché è decisamente più semplice che farne a meno.

  4. Wish aka Max says:

    L’acqua del water come specchio e gli occhi rossi. Due immagini che mi hanno colpito come un pugno nello stomaco.
    “Ma le cose non vanno mai come dovrebbero”. Io dico sempre che niente è per caso. Ma non ad indicare un fato o un destino superiore che tutto governa e tutto decide in anticipo. Ché altrimenti se ne andrebbe a farsi benedire l’altro principio cardine, il libero arbitrio. Il “faber quisque fortunae suae”. Se le cose non sono andate in quel modo ci deve essere una ragione. Non eri pronta, probabilmente. La tua esistenza doveva durare ancora. Deve durare molto ancora. Fattene una ragione.
    Un’altra cosa. Manca un pezzo. Tu dici non sono mai guarita. Sinora. Manca sinora. Perché magari domani guarisci. Quindi sinora è d’obbligo.
    Ultima considerazione. Non è vero che non serve a nessuno. A me è servita. A me serve sempre ascoltare. Se nessuno raccontasse non potrei ascoltare. E adesso vieni qui e akkoalati.
    ((((((((((((oo))))))))))))
    oXo

    • Io sto ancora aspettando una risposta, di darmi una risposta. Ed è vero che non so se sarà sempre così ma qualcosa non c’è mai stato, non è mai esistito. Cambia, questo sì, come qualcosa di esistente, di vero; muta col tempo ma c’è. E’ dentro di me, con tutto il resto. E’ dentro le ossa, dentro la storia, nei ricordi, il riflesso della mia anima su ogni superficie, un’anima sottile come colonne di fumo, che danza nell’aria, sembra scomparire e invece rimane nascosta, immobile e invisibile.
      E mi akkoalo come sai. (((((((((((oo))))))))))) oXo

  5. Luci says:

    A me serve, eccome. E credo che serva anche a te. Moltissimo. Perchè l’hai scritto e l’hai pubblicato. Vuol dire che lo sai. E se non è questo un passo verso la guarigione…

    • Sì, ne sono consapevole, perfettamente consapevole. L’ho guardato a lungo negli occhi, l’ho eviscerato, l’ho studiato. Ma non posso mandarlo via, cancellarlo. E’ una parte di me, come lo sono le mie emozioni, i miei sentimenti, quello in cui credo, l’immagine di me nei miei occhi. Per quello so che non guarirò mai. Ma non lo combatto più, non voglio più farmi la guerra, non voglio più combattere. Ci osserviamo, ci controlliamo, da lontano, come due nemici che sanno che si annienterebbero contemporaneamente.

      Grazie di essere qui.

      • Luci says:

        Grazie a te. Per me è solo un piacere, un continuo arricchimento :-*

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