Parabola: burnout

Si spengono le luci, una dopo l’altra, buio in sala, silenzio: lo spettacolo sta per

    finire di allineare riviste, candeggiare superfici e tessuti fino a renderli nivei, lunari. Amo il bianco perché è assenza, è così che immagino il nulla, è così che mi immagino un giorno: bianca, luminosa e sospesa, come una stella, bruciare nel cosmo, consumarmi, di fuoco e luce, morire

    di noia, di giorni infiniti, di eterne attese. Io non mi spazientisco, non reclamo, non richiedo. Io aspetto. Ed implodo nell’attesa, mi divoro le budella ma aspetto, attendo il mio turno per

    sperare che finisca presto l’inverno che deve ancora arrivare, mentre brividi di febbre mi sconquassano
    i singhiozzi, non li riesco a fermare, sono come pugni, lacerano e irrompono, vestiti di nero
    e borchie, per non farmi sfiorare, ho le cuffie pigiate nelle orecchie ma non c’è suono, ma non lo sai, mi ignori per principio ed è quello che spero tu faccia: ignorami, prosegui, non ti voltare
    perché comunque sarà troppo tardi per rimediare, troppo tardi per una nuova vita…ma ci hai mai creduto a questa storia di rifarsi una vita? Io no, finché sarò non ci saranno alternative, ma trovami tu un modo semplice per uscirne
    se puoi, da me, dalle mie braccia, dai miei sogni, da tutto ciò in cui ti ho intrappolato per tenerti con me, ancora un attimo, ancora, ancora
    ancora una volta ci casco, guardo nello specchio tutta la pelle che potrei ancora levarmi, tutto ciò di cui ancora posso spogliarmi, perché ho sempre creduto di potermi togliere tutto, all’infinito, togliere cibo fino a vivere d’aria
    di mare; questo è l’odore della nostalgia: lo iodio che gonfia i polmoni, il vento teso che spazza le grida, urlare controvento e sentirmi sorda, urlare senza voce di parole che non posso pronunciare, che non so pronunciare, che muoiono
    i sogni all’alba, muoiono negli occhi di chi non li sa fermare
    il tempo, le dita che scorrono senza sosta seguendo pensieri senza capo, pensieri decapitati e inconsapevoli, si placano di giorno ma è quando
    si spengono le luci, una dopo l’altra, buio in sala, silenzio: lo spettacolo sta per
    finire.

(e non l’ho mai dimenticato, purtroppo: Buon compleanno)

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2 thoughts on “Parabola: burnout

  1. Wish aka Max says:

    Mi colpisce l’intensità dei sentimenti. Per te è tutto assoluto, senza via di mezzo. O bianco o nero. Che va bene, perché io credo che il grigio non esista. Però serve anche elevarsi per osservare dall’alto il bianco e il nero, con “distacco”. Uso le virgolette perché secondo me è impossibile distaccarsi completamente dalla propria interiorità. Però ci si può allontanare quel tanto che ci consenta di non rimanere avviluppati nei nostri pensieri.
    E questo mi pare che tu sia ora: avviluppata, prigioniera di pensieri decapitati che ti strangolano.
    ((((((((((((oo))))))))))))

  2. anche io amo il bianco, per essere l’assenza di ogni colore.
    e il nero, per essere l’insieme di tutto.
    ma ho imparato che l’assenza è una presenza irrimediabile.
    tu bianca lo sei già.

    “C.C.,I do not know why snow is white,but I do find such white snow beautiful.”

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