Inclinazioni

Svegliarmi quando il mondo ancora dorme, passeggiare per le strade appesantite da intimità e solitudine, guardare gli scuri chiusi alle finestre, nelle ombre umide del mattino, tra lampioni scialbi smarriti nella nebbia: quanti sogni mi staranno passando accanto in questo momento, quanti saranno così vicini da sfiorarmi?
Rumori sommessi e voci gravi, il tutto racchiuso da una grazia fragile che presto verrà dimenticata.

Prima dell’alba, tra respiri e nebbia, io penso a te: alla tua pelle calda di sonno che mi brucia accanto, alle tue labbra tumide abbandonate in un broncio infantile e scomposto, ai tuoi segreti, quelli che non mi è dato conoscere, quelli che scorrono dietro il sipario delle tue ciglia serrate. Penso a quali stanze io abiti nella tua mente, a quante donne io sia dentro te, quali strade io abbia percorso, quanto a lungo, se le abbiamo mai percorse insieme, uno accanto all’altra, prendendoci distrattamente per mano. Sono una fottuta romantica che non ha bisogno di apostrofi rosa e gambi rosoideaci demimetrici. Chiedo energia cosmica e delirio, pace e confusione, lacrime e grida e sorrisi e silenzi. Non chiedo che tu sappia sempre cosa dire, vorrei che sapessi quando non dire niente, e non chiedo favole e bambagia ma di saperti pronto a prendermi al volo qualora cadessi giù. Vorrei tornare ogni volta tra le tue braccia come di rientro da un lungo viaggio, vorrei stringerti a me e sentirti vivermi ogni attimo come vive il mondo nella prima luce del mattino.

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8 thoughts on “Inclinazioni

  1. Wish aka Max says:

    Bella l’immagine della città dormiente nel pre-alba, capita anche a me di pensare cose simili quando esco a correre ed è ancora buio. Aggiungo che l’arrivo dell’aurora è sempre una festa, in quei momenti comprendo la meraviglia degli antichi popoli che adoravano il sole.

    Certo che non è che chiedi pochissimo, eh.😉 È assai più facile improvvisare rime o portare mazzi di fiori. Il legame che cerchi tu va al di là della “favola”. Sei sicura che le tue esigenze siano state comprese correttamente? Bada non ti domando se tu le abbia espresse con chiarezza, ma solo che cosa sia stato effettivamente recepito.😉

    • Ma sai cos’è Max? Che io sembro sempre quella che si accontenta perché non ha le idee chiare, perché non ha aspirazioni, perché non ha ambizioni, non ha sogni, non ha desideri, non sa ciò che vuole. E invece lo so. Non sono un’eterna svampita.

      • Wish aka Max says:

        Ecco, hai detto la parola chiave. “Sembro”. Perché “sembri” sempre quella che non ha le idee chiare? Secondo me dovresti per prima cosa trovare la risposta a questa domanda.

      • Perché cedo, Max. Se dico A e dici B e non è una questione di vitale importanza e bisogna trovare una soluzione alla fine cedo, rinuncio (l’avresti mai detto?) e dico “ok, va bene B”. E nessuno capisce quanto pesi dire “va bene B”, alla fine sembra quasi che scelga una cosa come un’altra. E invece no, scelgo l’altro, l’interlocutore, scelgo di fidarmi di lui o scelgo di non trascinare una situazione sterile per le lunghe. Ma questo non significa che non fosse importante “A”, era solo meno importante insistere visti gli altri fattori in gioco. Ed io rimango “A”. Ma questa forse è una cosa difficile da comprendere. E da qui partono i giudizi: i “confusa”, i “pavida”. Ma non sono abituata ad ottenere quello che voglio e alla fine mi convinco sempre di sbagliare qualcosa, di scegliere sempre la risposta sbagliata. E continuerò a sentirmi dire che quello che chiedo è impossibile, che vivo su un altro pianeta, che quello che conta è altro. Ma dentro di me continuerò a bruciare. Almeno fino a quando non mi spegnerò.

      • Wish aka Max says:

        Capisco molto, molto bene. Detesto i litigi, detesto star lì a precisare puntualizzare insistere. E mi adatto facilmente, quindi mi costa poco. Ma ho imparato, a costo di violentarmi, che l’adattamento da solo non basta, e soprattutto non paga. Perché quel che passa, quel che arriva all’altro, non è il sacrificio, ma l’acquiescenza. E allora si iniziano a costruire i muri. Dietro i quali ciascuno si trincera. E nel tempo diventa sempre più difficile farsi comprendere, far capire come la si pensa veramente, cosa veramente ci passa per la testa, rimanendo prigionieri di stereotipi precostituiti dove il confine tra stereotipo e pregiudizio è talmente labile che diventa indistinguibile.
        Fatti un po’ di violenza e marca il territorio anche tu. Come lo fanno quelli che ti stanno intorno. E non importa se tu non hai, e soprattutto non vuoi, un territorio da marcare. Fai una pisciatina qui e là ogni tanto, come un gatto maschio. Perché se non la fai l’altro penserà che non sei un gatto maschio, ma un eunuco.

      • Una volta tanto sarebbe una violenza utile, almeno. Potrebbe essere già successo, quei muri potrebbero essere già stati eretti, perché in questo, poi, sono bravissima. Sono bravissima a trincerarmi, a nascondere ciò che conta agli sguardi, a rendermi inaccessibile, inavvicinabile. Il mio problema è di introiettare tutto, sono la regina dei disturbi psicosomatici: tutto ciò che mi fa male lo mando in soluzione fisiologica, lo disciolgo come rimedio omeopatico. Per poi scoprirmi malata, profondamente e inequivocabilmente tossica in ogni cellula. E poi, forse, decido che “basta, è ora di cambiare”. Perché, come sai, i cambiamenti sono un altro dei miei talloni di Achille (sono un millepiedi, in pratica) e mantengo lo status quo fino allo snaturamento. E poi, un giorno, smetto di crederci. Come fosse dal nulla. Ma dal nulla, di sicuro, non lo è mai.

  2. el says:

    una come te come fa a smettere di bruciare. punto.

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