Been here before, been here forever

Farlo lo stesso anche se fa male, continuare imperterrita, nonostante una voce nel cervello supplichi di lasciare andare. E’ come accanimento terapeutico o come non voler smettere di fumare. Forse dovrebbe arrivare il momento di alzare le mani e guardare l’orologio e dichiarare la sconfitta. Come dovrebbe venirti voglia di rimettere nell’astuccio la sigaretta. E invece non lo fai, anche se mi spezza il cuore. E io lo faccio, ma per tenerlo intero. Fronti opposti, medesima battaglia. Cosa si fa per essere felici? Cosa si fa per sentirsi vivi? Forse si ama da suicidi, si stringono i piedi strettamente nelle bende e si impara a camminare. Si impara la sublime arte del masochismo, a trarre piacere dal dolore come sangue dalle rape. O ci si continua a avvelenare, ogni giorno un po’, adducendo la colpa al non sapersi privare del piacere. Come di correre oltre ogni limite tachimetrico anche se ci si può ammazzare. Come di baciarsi clandestini temendo di farsi scoprire. Oppure sognare di passione travolgente e respiri affannati e caldo e pelle e odore di umano amore. Svegliarsi madidi e stanchi, svegliarsi come da un sogno profondo, radicato nelle viscere e nelle ossa; rimanere atterriti, un corpo pulsante ed elettrico abbandonato tra le lenzuola. Tornare lentamente in sé da un orgasmo onirico, come se il corpo e il cervello condividessero un misterioso mondo, all’oscuro della coscienza che si interroga senza risposta. E di domande la coscienza non ha mai abbastanza: è veramente questo che vuoi? E’ giusto? Quanto vale una vita se non è mai completa? Cosa cerchi da te? Quanto pensi di resistere? E’ una strada a senso unico quella che percorri? Dove pensi di arrivare?
Eppure sai di esserti messa in viaggio solo perché avevi una grande voglia di fuggire: hai allargato le braccia al primo incrocio e hai chiuso gli occhi, cominciando a girare; e quando hai visto dipingersi sotto le palpebre la risposta ti sei fermata e l’hai guardata dipingersi sulla strada ai tuoi piedi. Come la spieghi la predestinazione?


E questi, i miei sogni tra l’amaranto e le ombre.
“Say you string me along.”

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16 thoughts on “Been here before, been here forever

  1. NaifSuper says:

    Eppure oramai dovresti saperlo che non si può fuggire da se stessi.
    Been here before, been here forever. Parecchio irritante, ve’?

    • Per me è difficile convincermene:forse perché so di non lasciarmi scampo, so di essere spietata e rigida e so quanto sia difficile vivere con me e allora vorrei farlo, anche se senza di me non ci so stare. E disperdere pezzi di me nel cuore degli altri rende tutto ancora più complicato, perché questi pezzi a me vogliono ritornare, forse o sono io che non posso fare a meno di nutrirmi dei cuori altrui.

  2. Topper says:

    Tu non stai fuggendo, stai lottando…

  3. el says:

    tutto è vita. le domande, il sogno, le paure, la voglia. il non sapere quanto è nostro e quanto già è deciso. volere è potere ma più spesso il lasciare che le cose accadano o ci guidino, rinunciando a lottare è necessario. quando vorrai ci sarai tu con le tue scelte. ora non è il momento, forse. lascia che tutto sia, così.
    che ti abbraccio lo sai.

    • E il difficile è proprio questo, sai? Lasciare che sia. Io ho una costante necessità di lottare, di difendermi, di attaccare, sono sempre in guerra, con me, con il destino, con chi mi circonda, con i miei sogni, con le illusioni e le delusioni. Sempre, una continua guerra, fredda o guerreggiata, una continua analisi de “avrebbe potuto” e “non è stato”. E invece, ogni tanto, quell’istinto che a volte sembra guidare i miei passi e i miei occhi, dovrei avere il coraggio di assecondarlo; quando non se ne può davvero fare a meno sembra prendere il controllo e generare quell’imprevisto che non avevo considerato perché qualcosa accada nonostante il mio impegno per evitarlo. E a volte, quella sensazione di predestinazione, diventa così reale da convincermi quasi che possa valere la pena di crederci per un attimo e lasciare davvero che sia, lasciarmi andare. Ma questa è la parte più difficile.

      • el says:

        lo capisco bene. davvero. per questo so che ce la farai. un po’ per stanchezza, un po’ perché sotto sotto lo vuoi e sai di volerlo. e quando sentirai di non farcela scuoti la testa e butta via tutti i no, dalle orecchie. via quei boh e quegli stupidi forse. chiudi gli occhi e concentrati sugli alberi, sui cigni e sul sole. e sorridi. (e daje)

  4. quasi giornalmente c’è sempre un istante in cui mi sento travolta.
    da tutto, dalla vita stessa. per quanto passi il tempo, per quanto le cose cambino non sono ancora mai riuscita ad arrivare al punto di pensare che la vivere sia un dono.
    continuo a pensare che ne avrei volentieri fatto a meno.
    allora mi impongo di “lasciare che sia”.
    di seguire il corso così come tutto è cominciato, di smettere di nuotare contro corrente perchè tanto il punto di arrivo è lo stesso per tutti a prescindere dal percorso.
    ma nonostante questo sia la mia più grande consapevolezza è anche la cosa in assoluto più difficile da fare.
    è l’istinto di sopravvivenza che combatte contro me stessa, la battaglia infinita contro l’esistenza.
    combattiamo per sentirci dio davanti al fato perchè è molto più facile che accettare l’irrilevanza del nostro dolore di vivere nell’insieme delle cose.
    perchè questo ci rende uguali a tutti gli altri e questo, in fin dei conti non è mai abbastanza.

    fatto sta che c’era paradise circus nell’aria quando ho aperto questo post. predestinazione?

    un bacio

  5. DigitalAngel says:

    E’ più difficile rimettere una sigaretta nel pacchetto..dovrebbe non essere estratta per niente.
    Nel momento in cui viene fuori..significa che forse, probabilmente, il nostro obiettivo non era quello che avevamo finto di prefissarci..
    Mi sei mancata *

  6. R. says:

    se decidessi di farti sentire, prima o poi, a me farebbe sempre piacere.

    R.

  7. silenthell16 says:

    Ho smesso di credere alla favola secondo la quale noi tutti siamo dove il destino ci ha posti.In realtà siamo tutti dove dobbiamo essere, e per quanto male faccia è la dura realtà.Non è la meta che ci interessa ma il lungo percorso, con tutte le lacrime ed i graffi e le ossa che si rompono.
    Sono sempre qui.
    Ta
    S.

    • Forse è per quello che non riesco a sentirmi mai in pace, mai a casa, mai alla fine del viaggio: perché io ho un immenso desiderio di arrivare da qualche parte, di tornare in un abbraccio, di sentirmi al sicuro. Ma non è più possibile. Tu, qui. Grazie. I♥U

  8. bestiabionda says:

    mi chiedo come mai non ero ancora passata di qua.
    passerò più spesso e forse parlerò di più.
    per ora lascio abbracci e bacetti, com’è giusto fare entrando in casa di qualcuno in punta di piedi.

    • Tu potresti anche sfondare la porta a spallate che al massimo ti direi “se riesci accosta che fa corrente”, ma so che non lo faresti in ogni caso. Torna quando vuoi, per favore, e non andare via prima di esserteli anche presi.

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