Welcome to the Desert of the Real II

      È come affrontare un intervento al giorno.
      È come vivere un incubo senza mai svegliarsi.
      È come se la MIA vita si fosse fermata mesi fa’ e questi fossero non-giorni.
    Avevo deciso di prendere le distanze da tutto questo. Fingere non fosse reale.
    Chiudermi nel mio guscio, tapparmi le orecchie e cantare per sempre.
    Speravo non fosse necessario affrontarlo.

E invece non posso scappare.
Se c’è una cosa che non posso soffrire quella è sentirmi in trappola.
E ora sono nella gabbia che hai costruito per me.
Posso colorarla, disegnare l’erba sul pavimento e dipingere il metallo di giallo sole.
Posso mettere tanti cuscini e renderla morbida morbida.
Ma ti consiglio vivamente di non avvicinarti troppo alle sbarre.

        Sentitamente ti ringrazio per questo splendido regalo.
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3 thoughts on “Welcome to the Desert of the Real II

  1. Wish aka Max says:

    Chiudersi in un guscio. Tentazione meravigliosa. Ritrarsi, rimpicciolirsi, entrare tutto dentro il “buco”. Con un forellino che consente di guardare fuori, ma senza coinvolgimento.
    Non funziona però. Perlomeno a me non riesce. Non è che non mi riesce di chiudermi nel buco, eh. Ci riesco anche troppo bene. Il problema è che non serve. Perché tanto le cose succedono e anche se penso di riuscire a non essere coinvolto stando nel buco, in realtà non è così.

    • Sí, le cose succedono e non si può scappare. Non c’è modo di difendersi, apparentemente.
      Ma rimane sempre il guscio supremo, quello che non vede nessuno ma impenetrabile come pochi, l’invisibile barriera segreta e profonda. Quando non ho altra scelta sopporto, mi indurisco, covo un rancore sotterraneo e implacabile. Fondamentalmente conterà sempre quello che faccio, non come lo faccio o perché. O addirittura, se sono felice.

  2. silenthell16 says:

    Conosco bene i non giorni.E’ stato così e tutt’ora, a sprazzi torna il vuoto.Mi anestetizzo da tutto e mi rifugio in un angolino della mia testa così fa tutto meno male.La verità che non vogliamo ammettere è che siamo in una gabbia che noi stesse abbiamo costruito pezzettino dopo pezzettino, con la calma di chi soffre ma non può soffrire di fronte a nessuno.Aggiungo una magnolia sul muro che scenda sui tuoi capelli e li profumi per sempre allora, perchè i colori non vadano mai via.E’ uno spazio ristretto ma non scordarti di tendere le mani oltre le sbarre, ogni tanto.Io sarò sempre lì per farmi accarezzare.
    Ta
    S.

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