Stripped down to the bone

Avevo 5 anni la prima volta che ho rinunciato a qualcosa: un giocattolo che mi fu imposto di consegnare a mia sorella, perchè, a quanto pare, nonostante fossi convinta del contrario, non mi apparteneva. Con quel giocattolo se ne andò l’illusione di essere la persona più importante sul pianeta. A 8 anni ho rinunciato al primo regalo: era una penna rosa, da parte del mio migliore amico. Ma mia madre disse “No”, era sconveniente che accettassi un regalo da un uomo (pur trattandosi di un individuo in fieri di soli 8 anni) e me la fece restituire. Non scorderò mai l’impressione che mi fece il suo sorriso che andava spegnendosi sotto gli occhiali troppo grandi mentre la riceveva indietro durante l’intervallo, sorriso che finì per arrestarsi in una smorfia di dolore alla quale non seppi cosa opporre, perchè in realtà quella penna mi piaceva e, soprattutto, perché odiai ferirlo svolgendo un compito per me incomprensibile. Con quel regalo se ne andò anche l’illusione che io e lui fossimo uguali agli occhi del mondo. A 11 anni rinunciai al cibo per la prima volta e mi fece male. Poi un’altra e un’altra e un’altra volta ancora, ogni volta sentendomi più forte dinanzi alla mia crescente debolezza. Il mio cervello divenne allora insano carnefice del mio corpo. A 18 ho provato a rinunciare alla vita e ho pianto. Ho pianto per un giorno intero, scossa in singhiozzi che non mi lasciavano respirare, nè parlare. Ho pianto fino a pensare di morire di nuovo. Ho pianto il dolore di essere ancora viva.
A 23 anni ho lasciato andare via l’uomo della mia vita e ho detto addio all’amore come lo avevo sempre sognato, fatto di sogni romantici di sentimento puro ed eterno, di ingenuità e di cieca fiducia. Quel giorno ho sentito nel mio cuore lo schianto irreparabile del ghiaccio lasciato al sole: non è tornato mai più intero.
Ho poi rinunciato alle uscite alla sera, ai divertimenti, ai piaceri, ai vizi. Poi è stata la volta degli amici e della famiglia. In seguito della salute ed é stata amara la scoperta che il corpo si stesse vendicando del torto subito e che il cervello sarebbe divenuto suo ostaggio nel terrore.
Ho imparato a rinunciare ad una cosa al giorno ogni giorno. Una lista infinita. Posso vivere lo stesso, una vita ridotta all’osso. Posso svuotare il corpo, il cuore, il cervello. Eppure non ha mai smesso di fare male. Mai, nemmeno una volta, nemmeno per un attimo. Non mi fa sentire purificata nè migliore, non mi fa sentire diversa o matura. Solo un sospiro, un sospiro lacerante, che parte dal petto e scivola dai palmi aperti mentre accetto la perdita. Quel sospiro rimane l’unica traccia di ribellione in me.

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17 thoughts on “Stripped down to the bone

  1. Wish aka Max says:

    Credo ci sia una differenza sostanziale tra la rinuncia dovuta ad una imposizione, e quella fatta per scelta. Ci soo alcune delle rinunce che hai elencato che ricadono chiaramente da una parte o dall’altra, mentre per altre non è così chiaro (a chi legge, intendiamoci).
    Quello che traspare è la sofferenza. Forte. Mi piacerebbe avere una bacchetta magica e toglierla, così come quando le figlie erano piccole e soffrivano per qualcosa avrei voluto prenderla io, quella sofferenza, pur di cancellare quelle smorfie di dolore dai loro visi. E questo post è come se fosse accartocciato in una smorfia di dolore, un dolore oramai diventato sordo, non perché poco intenso, ma perché è talmente tanto tempo che ci convivi, che ti sei quasi abituata ad averlo tra i piedi H24. Intanto ti mando un po’ di abbracci, forse riesci per qualche attimo a ignorarlo. Ci vorrebbe una faccina per un sorriso sconsolato.

    • Sapevo che avresti colto le differenze nelle varie situazioni e ti ringrazio. Il fattore comune a tutte è l’abbandono: lasciar andare è un’azione attiva, anche quando imposta. Richiede accettazione, elaborazione del lutto, se mi passi il termine. Sto realizzando di avere migliaia di lutti nel cuore, di elaborarli meccanicamente ormai. Ma non è la sola conseguenza. A volte la rinuncia è a priori: evito il possesso, l’affezione, il legame. Evito ogni coinvolgimento per non provare la frustrazione di privarmene poi, fingo non mi appartenga nulla, che nulla mi sia vitale, essenziale. Oppure cedo per prima: mi spoglio di ogni piacere, di ogni conforto spontaneamente per non lasciare ad altri la soddisfazione di privarmene. La verità è che ogniqualvolta mi accada qualcosa di piacevole, ogni qualvolta mi capiti tra le mani qualcosa di straordinario comincio a tremare. Grazie per gli abbracci (ecco, gli abbracci li posso corrispondere immediatamente, non si possono perdere, sarà per questo che li amo tanto) che ricambio con affetto.

      • Wish aka Max says:

        Ho scritto una cosa sul blog di Iaia, che è per lei ma anche per te.🙂

      • Wish aka Max says:

        Bisogna prendere l’ispirazione da ciò che ci succede intorno. Ieri il Dalai Lama è stato in Emilia, e il messaggio forte è stato che è necessario guardare avanti. Le macerie contengono a volte anche cose importanti, ma è necessario superare il dolore e andare verso il futuro, ricostruire.

  2. Topper says:

    Certamente il dolore non si cancella ma se tutte queste rinunce, volute o non volute, ti hanno fatto diventare quel che sei oggi, beh, almeno a qualcosa di grande sono servite. Ti abbraccio, a questo non puoi rinunciare.

    • Sono una donna insicura, fondamentalmente malinconica, probabilmente molto frustrata…immagino non intendessi questo🙂 e ti ringrazio. E non ho alcuna intenzione di rinunciare ad abbracciarti, in effetti (ma come lo sai? Credo di non averlo mai detto XD)!

  3. la vita è una rinuncia, sempre.
    è il nostro masochismo che ci porta a crearci ogni giorno piccole rinunce.
    anche quando non c’è più niente la nostra mente è in grado di creare costantemente delle piccole speranze, dei piccoli piaceri, dei micro sogni a cui rinunciare quando sorge il sole.
    il più delle volte trovo che sia ingiusto.
    fastidioso, stancante, doloroso.
    ma forse questa è la spinta che ci muove in avanti.
    è come piantarsi uno spillo in una mano, come tatuarsi ali rosso sangue, come accendersi una sigaretta aspettando il tram. anche se alla fine prima o poi ti ucciderà.

    • E’ inequivocabilmente vero: le creiamo in continuazione, le creo in continuazione, anche se so perfettamente che le illusioni sono un lusso che non posso concedermi, anche se so che pur mirando basso riuscirò a farmi lo stesso abbastanza male da maledirmi. Cerco in continuazione di ingannare la spartanità della mia esistenza, di introdurre bug nel sistema che prima o poi sarò costretta a debellare.

  4. p.s. sono anche un po’ perplessa dal fatto che schiavizzata dal mainstream radiofonico nel tragitto casa/lavoro/casa ho inconsciamente associato una canzone a te

    • E ora dovrai dirmi assolutamente quale.

      • una canzone che viene ripetuta x volte per giorno del redivivo cesare cremonini post fase capello rosso 50 special.
        il titolo apprendo ora è “il comico”.
        non so perchè.
        non è il mio genere.
        ma la frase

        “E il mondo ride se mi piange il cuore,
        sei così bella ma vorresti sparire
        in mezzo a tutte queste facce,
        come se con te sparisse anche il dolore,
        senza lasciare tracce.

        E l’occhio ride ma ti piange il cuore,
        sognavi di essere trovata
        su una spiaggia di corallo
        una mattina dal figlio di un pirata,
        chissà perché ti sei svegliata?”

        mi ricorda istantaneamente te.
        misteri della mente umana.

        torno nel mio cantuccio d’imbarazzo.

      • Ma quale imbarazzo? *Confesso di pensare che Cremonini possegga un potenziale, un potenziale opaco…credo di averlo pensato la prima volta con “marmellata 25” un pezzo all’apparenza leggero e spensierato ma in realtà tosto, sull’abbandono appunto, tanto per restare in tema. Questa non l’avevo mai sentita, da queste parti la musica italiana praticamente non arriva (escludendo i successi di Ramazzotti e della Pausini di almeno 10 anni fa’, per darti un’idea -_-‘), e se non me l’avessi detto avrei continuato ad ignorare la sua esistenza, pensa…e sarebbe stato un peccato. E invece posso ringraziarti*

  5. silenthell16 says:

    Tu parli per me e di me così spesso che a volte mi spunta un sorriso.Ho rinunciato all’amore della mia vita, ho rinunciato a vestiti che so non mi staranno mai, a cd costosi, a essere come non sono.Affabile, gentile, premurosa.Non sono nessuna di queste cose e rinunciare alla sicurezza di queste tre cose mi è costato caro, un prezzo che non ero pronta a pagare al tempo ma che ora accetto come quasi tutto.Bello e brutto, anche se qualcosa mi lacera e mi lascia senza un briciolo di vita in corpo lo accetto.So di meritarmelo, non è un gran problema.La tragedia, in tutto questo è che il corpo e la mente agiscono di loro propria volontà e c’è poco tu possa fare per fargli cambiare direzione.Si finisce per distruggersi in ogni caso, è la nostra natura essere macerie io credo.Ogni volta che mi hanno detto no e che l’insoddisfazione faceva capolino mi prefissavo nuovi orizzonti, più avanti, sempre più avanti sapendo che non ci sarei mai comunque arrivare.
    Sognare non basta per me, ci vuole sempre quel qualcosa in più e forse, in un angolino di me c’è la consapevolezza che sognare e desiderare ciò che non potrò avere mi darà quel dolore che cerco in ogni cosa.Nessuno vuol soffrire eppure cerchiamo sempre quella cosa che in un mare di gioia, ci punga e ci faccia rimanere a terra sfiancati.Buffe creature siamo, davvero.
    Piango e sospiro ancora, mi è rimasto ben poco da sommare ad oggi.Mi dico che sarò in grado di crescere, di essere una donna adulta con una vita un giorno, magari con qualcuno accanto ma so perfettamente di mentire a me stessa.I giorni sembrano troppi se guardati adesso, la forza manca così come l’entusiasmo che dovrebbe appartenermi nella gioventù ma latita da sempre.
    Ogni tanto però, mi concedo un vizio, una sigaretta in più o di mettere da parte i libri per guardarmi un film sentendomi colpevole come un assassino e al contempo, libera.
    Libera da me stessa e dalla mia testa, per una volta.
    Spero riuscirai a liberarti anche tu, di tanto in tanto, perchè quella molecola di salvezza è ciò che mi fa continuare a respirare.

    Ta.
    S.

  6. Quella bambina che aveva dovuto rinunciare ai suoi regali ora può vivere serena, senza rinunciare ad essere felice. Il corpo è il nostro miglior cervello perché comprende i nostri limiti e ci impone di agire per salvaguardarlo. Ho fatto anche io tante rinunce e mi sono costate dolore e sacrificio: credevo che la rinuncia fosse un mio dovere che non potevo rifiutarmi di compiere. Poi ho capito che l’unico dovere che ho è verso la mia felicità. Tieni viva dentro di te la speranza di essere felice e ribellati per ottenerla.

    • La felicità, come l’amore, chissà quante vittime ha mietuto, quanti dannati hanno dedicato la propria esistenza al suo inseguimento, quanti inganni ha teso, di quante leggende è protagonista…probabilmente non so riconoscerne il volto, non la so identificare e non riesco a trattenerla, chissà quante volte sarà stata ad un passo da me mentre le voltavo le spalle…quella bambina non sarà mai serena, questa è una certezza, la serenità è ancora più irraggiungibile della felicità, per me, richiede una pace in vena che non riesco a sostenere. Ma non per questo, credo, sarà tutto inutile; la mia vita sarà sempre una partita di scacchi: una guerra lenta, sottile e strategica, logorante ma silenziosa. Ma potrei sbagliarmi e spero di farlo e cercherò di non dimenticare di alimentare almeno la speranza che il destino abbia una qualche forma di felicità in serbo anche per me.

      • La felicità miete vittime nel momento in cui si vuole guardare la propria felicità. nel momento in cui cerchi di capire se sei felice… non lo sei. perchè è una sensazione, non è un qualcosa che si vede ma si percepisce. La serenità quella è una faccia della felicità. la soddisfazione di superare una difficoltà, di raggiungere una meta, di imparare uan cosa nuova… sono altre facce della felicità. non guardarla… non cercarla. procedi a piccoli passi cno piccole mete… e guardando indietro della strada percorsa ti accorgerai di essere stata felice. la felicità si vede quando è già passata… almeno in questo io credo.

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