Diario, agosto 2011

Sento il sudore scendermi a rivoli lungo la schiena. Alzo le braccia contro il vento. La tua mano afferra il mio ginocchio sinistro; Mi stringo a te, premendoti forte il seno contro la schiena: sarà bagnata di sudore almeno quanto la mia. Stringi più forte poi torni in posizione, dai gas, sdraiato sul serbatoio. Piazze lastricate, roventi, assiepate di negozietti, sempre gli stessi: infradito artigianali, borse di paglia, vestiti di lino, cappelli di paglia. Che siano a Ponza, Portofino, Santorini o Saint Tropez. E' il Mediterraneo, ovunque. Cappelli di paglia, vestiti di lino, borse di paglia, infradito di pelle. Mi piacciono. Dio se mi piacciono. Turchese, bianco, corallo, verde, in proporzione variabile. Sembrano quasi odorare di fresco, di alba, di onde. Ma è tempo di uscire di qua, lasciare che la gente trascini stancamente i piedi fino alla spiaggia, lontano dai nostri occhi, sarà per un altro giorno. La bambina deve correre. Lo dici con un sorriso: Lei ha sempre fame. Sciogliele le briglie e lasciala andare, allora. Le curve si snodano tra gli alberi, a tratti dirupi blu si aprono quasi sotto le ruote. Dovremmo fermarci. Al prossimo paese. Poi il prossimo paese. Poi ancora quello dopo. Se questo sole di scorpioni non mi facesse esplodere la testa sotto l'integrale potremmo non fermarci mai. Alzo il guanto, solo un cenno ad un altro come noi. Non sono poi così tanti. Chissà poi perché.
"Tutto bene?", chiedi. Tutto a meraviglia. Meraviglia. 
Se chiudo gli occhi tocco quasi il mare.
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